Il ragionamento che fanno gli operatori sui mercati dei cambi sembra razionale. Il rapporto euro/dollaro valeva oltre 1,50 all’ inizio del dicembre 2009, e, se è sceso, è stato solo a causa del rischio sovrano in particolare con riferimento alla Grecia. A quel punto ci si rese conto che, se il dollaro era debole a causa del parziale rifiuto da parte dei Paesi creditori e in particolare della Cina di continuare a concedere crediti agli Usa – acquistando dollari da immettere nelle attività finanziare della banca centrale cinese anche l’ euro aveva i suoi problemi. E non erano problemi piccoli. L’ eventualità che uno dei Paesi di Eurolandia fosse insolvente e quindi costretto ad abbandonare l’ euro era un evento così traumatico da non essere nemmeno preso in considerazione nel trattato istitutivo della Bce e della moneta unica. Lo era per la Grecia per la quale si prospettavano fughe di capitali, inflazione e svalutazione, rialzo dei tassi, con conseguente caos economico e politico.

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