La più grande tragedia dei nostri tempi non è la globalizzazione. Essa anzi è benvenuta perché ha consentito a 2,5 miliardi di persone di far parte del mercato del lavoro globale, di passare da una produttività zero ad una quasi elevata come quella dei paesi avanzati e quindi di nutrirsi meglio, di abitare meglio, di vestirsi meglio, di godere di un più alto livello di istruzione, di vivere più a lungo, etc~ Questo aumento della produttività globale ha raddoppiato il tasso di crescita dell’ economia mondiale dal 2,5% in media dal 1950 al 1990, al 5% di tasso di crescita tendenziale degli ultimi 20 anni, malgrado la grande crisi economica dell’ ultimo periodo. Una vera tragedia, invece, è stata che questo aumento della produttività globale non si è distribuito in modo equilibrato nei paesi industrializzati ma ha polarizzato i redditi di lavoro fra coloro che, essendo in concorrenza con i lavoratori dei paesi emergenti, hanno visto il loro salario ridursi nettamente in potere d’ acquisto negli ultimi 15 anni (e sono circa il 98%) e coloro che, 2%, non subendo questa competizione, hanno visto i loro compensi aumentare in modo esponenziale.

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