Il design come forma congelata, il sogno come bussola
Maurizio Morgantini, professore e architetto, ha portato nel seminario la prospettiva del progetto. Ha richiamato una formula spesso citata nel dibattito sulla creatività progettuale: il design come pensiero che precipita in forma. Nel momento in cui il processo creativo diventa oggetto, edificio o interfaccia, una parte della libertà si stabilizza in una struttura necessaria. Questo è il paradosso del progetto: deve essere libero per generare, ma deve prendere forma per esistere. Come ricordava il suo mentore J. Dublin: “il design è pensiero congelato.”
Morgantini ha poi allargato la riflessione al sogno come guida progettuale. In chiave simbolica, il richiamo a Don Bosco e a Brasilia evoca una città che la tradizione salesiana ha letto come realizzazione di una visione anticipatrice, di un sogno documentato e poi incarnato nello spazio. Il sogno inteso non come fantasia irrazionale, ma come anticipazione che orienta il percorso collettivo.
Ha sollevato anche un’inquietudine condivisa: la lunga stagione della semplificazione digitale ha favorito nei processi cognitivi una tendenza verso schemi binari e deterministici. I passaggi in corso verso il quantum computing – con la sua capacità di gestire la distribuzione probabilistica del dato invece della sua certezza – potrebbero aprire nuove possibilità. Ma la strada è ancora lunga.
L’idolo funzionale
Franco Simeoni ha scelto di partire dalla spiritualità, portando nel seminario una voce diversa dalle precedenti. Ha richiamato una poesia di Umberto Sala come esempio di intreccio tra razionalità, emozione e dimensione spirituale – e ha sostenuto che la creatività più fertile emerge quando tutte e tre le sfere dialogano. L’intelligenza artificiale, per come è strutturata, privilegia il calcolo e la riduzione dell’incertezza, e fatica a fare spazio alle altre due dimensioni.
Ha poi evidenziato quattro risposte possibili di fronte a una tecnologia diventata opaca nella propria logica interna: l’idolatria (accetto ciò che non capisco), l’obbedienza (eseguo senza interrogare), la rivolta (combatto senza comprendere), la separazione (uso solo il minimo necessario). Tutte e quattro, ha concluso Simeoni, uccidono l’innovazione e producono una società governata dall’efficienza senza meraviglia.
Piergiorgio Valente ha collegato questo tema al personaggio di HAL 9000 in 2001: Odissea nello spazio – il computer di bordo la cui razionalità apparentemente infallibile genera fiducia proprio mentre rivela i limiti di un’intelligenza senza incertezza. Quando una tecnologia viene sottratta alla critica, non è più uno strumento: diventa un idolo funzionale.